Dissonanza cognitiva: perché mentiamo a noi stessi per sentirci meglio

Dissonanza-cognitiva

Chi non ha mai sentito raccontare almeno una volta la storia de “La volpe e l’uva?”

La famosissima favola di Esopo racconta perfettamente come viene messo in atto un meccanismo di dissonanza cognitiva.

La volpe che non riesce a raggiungere l’uva dopo aver provato e riprovato, piuttosto che ammettere l’insuccesso, nega di averla mai voluta e arriva a disprezzare quello che era l’oggetto del suo desiderio.

Il comportamento che lo scrittore greco condanna è quello di chi preferisce nascondere la propria incapacità o mancanza di tenacia, semplicemente mentendo a se stesso.

Dissonanza cognitiva: significato e funzionamento

Anche se se ne sente parlare sempre più spesso, non sempre chi parla di dissonanza cognitiva ne conosce il significato.

In psicologia, è definita come il disagio che si avverte quando si cerca di sostenere due idee opposte e incompatibili o, semplicemente quando le credenze di una persona sono in netta divergenza con i suoi comportamenti.

In letteratura, è descritta come l’arte di mentire a se stessi.

La dissonanza cognitiva fu teorizzata per la prima volta negli anni ’50 dal sociologo Leon Festinger, partendo dal presupposto che l’essere umano sta bene con se stesso solo quando si trova in una condizione di congruenza tra le proprie idee e il proprio comportamento.

Se le nostre convinzioni entrano in conflitto con le nostre azioni o se abbiamo delle idee che sono palesemente in contraddizione tra di loro, avvertiamo una condizione di disagio o di tensione, da cui tendiamo a fuggire.

Ad esempio, come quando ci prefissiamo di iniziare a fare sport regolarmente, ma poi rimandiamo sempre alla settimana prossima perché siamo troppo pieni di lavoro e non abbiamo la testa. Oppure quando diciamo di aver smesso di fumare, ma poi ci accendiamo comunque una sigaretta perché oggi siamo troppo nervosi.

Mentire a se stessi: perché accade

Sopravvivere ai fallimenti e ritrovare la fiducia in se stessi non è facile per nessuno e spesso tendiamo inconsciamente ad attuare degli escamotage per evitare di addossarci la nostra parte di responsabilità.

Raccontarsi bugie è qualcosa che abbiamo fatto tutti almeno una volta nella vita ed è un meccanismo che viene messo attuato come una sorta di auto-difesa del nostro cervello per evitare situazioni problematiche o stressanti.

Ammettere a se stessi un fallimento o una mancanza e assumersene la piena responsabilità genera di base una condizione di stress emotivo, che è proprio ciò che si intende quando si parla di dissonanza cognitiva.

Mentire a se stessi è una risposta difensiva a questa situazione, essenzialmente basata sul disimpegno morale e il distacco emotivo.

Ci discolpiamo raccontandoci giustificazioni e costruendoci degli alibi, con lo scopo di evitare sensazioni spiacevoli quali la vergogna o il senso di colpa.

In parole povere, mentire a se stessi per vivere meglio (e ridurre la dissonanza cognitiva).

Come evitare di cadere nell’autoinganno

Innanzitutto, se stai ricordando proprio ora tutte le volte in cui ti sei costruito un alibi ad hoc, non sentirti in colpa o inadeguato/a: è un meccanismo perfettamente normale ed è molto più comune di quanto tu non creda.

Ma raccontarsi bugie per ridurre la dissonanza cognitiva è sano?

Sul momento sì, ci aiuta a stare meglio e a superare i momenti pesanti riducendo il carico di stress emotivo.

Sul lungo periodo, però, potrebbe non essere costruttivo e ostacolare il percorso di crescita personale, perché non è d’aiuto per prendere coscienza dei propri limiti.

Avere a disposizione uno strumento di coaching come l’agenda motivazionale Life Planner, può essere utile per prendere coscienza di se stessi e dei propri fallimenti, piuttosto che evitare di scendere a patti con essi cadendo nell’autoinganno.

Puoi servirti delle mappe emozionali per monitorare i tuoi stati d’animo e scrivere mese per mese quali sono gli obiettivi raggiunti e gli aspetti della tua vita da migliorare.

Inoltre, redigere il tuo resoconto di fine mese può essere utile per evidenziare i punti di forza e di debolezza, in modo da fare maggior chiarezza su cosa può favorirti e cosa invece può costituire un ostacolo al raggiungimento dei tuoi obiettivi.

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